La mia visista alla Reggia di Caserta: la Versailles italiana

La Reggia di Caerta è un capolavoro di architettura e di arti decorative, che può essere definita l’ottava meraviglia al mondo. Come ci si poteva aspettare, la Reggia di Caserta e il suo parco sono stati inseriti nella World Heritage List dell’Unesco nel 1997.

Dobbiamo ringraziare il re Carlo III di Borbone se oggi possiamo ammirare la Reggia di Caserta. Infatti quando decise di lasciare Napoli, che considerava troppo aperta agli attacchi dal mare, chiese al suo architetto Luigi Vanvitelli di costruire un palazzo che potesse rivaleggiare con le corti di Parigi, Londra e Madrid.

Vanvitelli dedicò gli ultimi 20 anni della sua vita alla costruzione della Reggia, per la quale utilizzò i migliori materiali disponibili dell’epoca. La Reggia fu terminata 1 anno dopo la morte dell’architetto nel 1774, ma il suo interno non fu completamente completato fino al 1847. Il palazzo si estende per più di 45.000 metri quadrati, ed è diviso in quattro ali, ognuna delle quali ha un cortile separato.

La mia visita alla Reggia di Caserta

Decorazioni Reggia di Caserta

Essendo un appassionato di Star Wars ho avuto qualche déjà vu all’interno della Reggia, infatti è stata la location di alcune scene di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

In ogni caso, la mia visita alla Reggia di Caserta inizia nella galleria principale, molto scenografica, dove la vista si estende fino alla fine del parco e alla maestosa cascata. Sono salito poi per la splendida scala principale fino ad un magnifico vestibolo ottagonale, tutto decorato con marmi preziosi. La scala è composta da 116 gradini ed è fiancheggiata da nicchie contenenti sculture che alludono alla grandezza del regno. Tra le più famose vi sono i due leoni scolpiti da Pietro Solari e Paolo Persico, che sono tra i simboli più familiari della Reggia.

Entrato nella cappella Palatina ho visto il palco reale, dal quale il re e la regina osservavano le funzioni, mentre sull’altare principale ho potuto ammirare il modello in legno del ciborio che non fu mai costruito. Alcune delle 13 colonne della galleria mostrano ancora i danni dei bombardamenti del 1943.

A sinistra della scala principale si aprono gli appartamenti reali. Le decorazioni dell’appartamento nuovo risalgono all’inizio del XIX secolo, con stucchi, bassorilievi e affreschi. Tra le varie sale, una delle più scenografiche è la Sala di Marte, che celebra le virtù militari attraverso nove bassorilievi di Valerio Villareale e un grande affresco sul soffitto di Antonio Galliano che rappresenta scene mitologiche dall’Iliade di Virgilio. Nelle vicinanze si trova la Sala del Trono, inaugurata nel 1845, che abbaglia con stucchi dorati e 46 medaglioni raffiguranti tutti i re di Napoli, dal normanno Ruggero I a Ferdinando II.

La mia visita continua attraverso il cosiddetto appartamento vecchio, inaugurato da Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina d’Austria nel 1780. Splendidamente arredate e decorate con affreschi, queste erano le stanze private della regina e del re. Prima vengono le “sale di conversazione”, decorate secondo temi stagionali da Antonio Dominici (Primavera e Autunno) e Fedele Fischetti (Estate e Inverno).

La primavera e l’estate costituiscono rispettivamente la sala di ricevimento e il salotto, mentre l’autunno è la sala da pranzo e l’inverno la sala fumatori. Dopo questi vengono la camera da letto, lo studio del re e il salotto della regina. Non ho potuto far a meno di ammirare i magnifici lampadari in vetro di Murano e le sedie e i divani intagliati, capolavori dell’arredamento italiano neoclassico di Nicola e Pietro Di Fiore.

Infine, si arriva alle tre stanze della biblioteca, da notare gli affreschi della terza stanza di Friederich Heinrich Függer (si dice contengano significati massonici nascosti), e a una sala ovale che contiene il magnifico presepe reale.

Attraverso una porta laterale del vestibolo ottagonale vicino alla scala principale, si accede alla mostra permanente Terrae Motus, composta da oltre 70 opere di artisti contemporanei italiani e stranieri. Ci sono addiritura un’opera di Andy Warhol e una di Keith Haring.

Tornando al piano terra, alla fine della galleria principale, si esce sul magnifico parco della Reggia. Coprendo circa 120 ettari (1.200.000 metri quadrati) è veramente enorme. Il parco si estende dal palazzo alle colline vicine, lungo un sentiero centrale di 3,2 km, abbellito da una serie di fontane, piscine e giardini. Una maestosa cascata creata da Luigi Vanvitelli scende dalle colline alla fine del parco.

Tra le fontane che rappresentano eventi mitici, la più spettacolare è la Fontana di Eolo, una grande costruzione di grotte e figure che rappresenta il palazzo del dio del vento. Sopra di essa e sulla collina c’è un sistema di tre fontane che si alimentano l’una con l’altra, Fontana di Cerere, Fontana di Venere e Adone, e Fontana di Diana e Atteone. Quest’ultima è la più alta, e si consiglia di salire per poter godere della superba vista.

A destra di quest’ultima fontana c’è l’entrata al Giardino Inglese, creato per la regina Maria Carolina di Borbone dal figlio dell’architetto, Carlo Vanvitelli. L’architetto italiano disegnò il giardino mentre il botanico e paesaggista inglese Andrea Graefer creò le composizioni vegetali. Con un’estensione di oltre 30 ettari, è una perfetta realizzazione romantica, con un lago, una sorgente e un piccolo tempio, tutti decorati con antiche statue romane prese dalle rovine di Pompei. La regina ha anche assecondato la sua infatuazione per i massoni qui, e il giardino è pieno di simboli nascosti e riferimenti esoterici. È accessibile solo tramite visita guidata.

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